Anche la felicità deve fare il suo dovere

21 gennaio 2010 di carmine vitale

Anche la felicità deve fare il suo dovere
Sotto forma di altre apparizioni
Residui di stelle
Voci di cui si dimenticherà tutto

Conoscere l’inglese mi avrebbe evitato una brutta figura
Volevo sapere il significato della parola Meadowlands

Terreni prativi o forse prati

Si scatenerà una ridda di voci
Già lo so che ognuno vorrà dire la sua
Ma non volevo questo
Era della felicità che tentavo di parlare

Una di quelle cose semplici
elementari
Tipo: sentire una figlia spingere per entrare
Cosi forte tra la luce del giorno
Senza paura di sapere cosa l’aspetta

Mi ricordo di un tempo forse troppo lontano
Dove non era necessario consultare le Effemeridi
E quella domanda “a cosa serve la poesia”?
Come se fosse la fine di un film

Il catalogo di Messier fu pubblicato nel 1774
Era il diario di un cacciatore di comete
Una professione ben presto scomparsa

Ho letto che Sadachbia dista da noi 158 anni\luce
Neanche misurassimo la felicità in base alle costellazioni
Però il nome di fortunata tra le cose nascoste è bello
Devo ammetterlo

C’è l’immondizia da buttare
A volte anche una frase come questa
Ti fa sentire più felice a casa
Tra la vita da preparare
Le foglie da calpestare
Le scale da contare

In fondo mi sto preparando
Ti sento arrivare
Volevo che tu lo sapessi
Piccola mia

Ricchezza (discorso dall’interno)

9 gennaio 2010 di carmine vitale

Ricchezza occidentale
(Discorso dall’interno)

Proprio ieri davano un film su come prepararsi
A tutte queste cose che accadranno

Le carte dei regali fanno già parte del passato
E il futuro si mischia a quel poco che rimane dei dolci
Solo che così mentre tutti parlano
Su dove è andata la letteratura
L’odore del caffè spazza via ogni cosa

“e se la scala la facessimo all’esterno”’?
Un’altra voce distante
E altre che insieme chiudono il coro
O forse il corpo
Una vecchina è caduta e dopo qualche giorno per via della luce accesa in pieno giorno
Qualcuno ha telefonato alla figlia per dirgli che forse era morta
Dalla finestra si vedeva bene distesa lì in cucina

Sempre meglio che parlare della frollatura della carne
O se per caso qualcuno conoscesse willi mentz
Altrimenti detto Lo sparatore
Era operaio ausiliario in una segheria poi mungitore

Si è raccontato dei nostri viaggi
E una voce ha chiesto sei mai stato a Babi Yar?
C’è una spiaggia bianca
Me lo ricorderò

Era solo un modo di dire
Che so, parlare degli ultrasuoni
Delle farfalle azzurre
Di quando mai trovi un lavoro
Di quando allo stadio (c’eri e )hai visto maradona
Mettere la palla in rete da centrocampo
Quelle cose che ti capitano
Perlopiù una volta sola nella vita

Chissà perché poi mi son chiesto nessuno ha fatto un commento definitivo
Magari sulla tomba del tuffatore
Avremmo dovuto conoscerla bene
Quasi che ci abitiamo dentro
È ciò che dice una poesia
Mentre nel corridoio color ocra
Ci facciamo gli auguri
Senza pensare più agli indiani delle riserve
Alle cose a portata di mano
Ai bei tempi

Fuori nevica
Gli alberi restano verdi

una piccola meritata serenità

20 dicembre 2009 di carmine vitale

dieci anni fa mi venne da scrivere qualcosa di sentito improvvisamente nel cuore
faceva più o meno così :

Pensa come sarebbe strano incontrarsi
tra diecimila cose da fare
sorridenti come mai conosciuti
calpestare le foglie cadute
e sentire lo stesso rumore nel cuore

adesso sono qui ad aspettare una nuova vita come se da me potesse partire qualcosa
una nuova speranza
che sappia memoria e futuro
in fondo ciò che ci meritiamo è qualcosa di semplice di naturale
una piccola spensierata serenità
per noi per chi c’era per chi verrà
c.

una piccola poesia di un grande poeta

*non è importante ciò che resta o si è fatto,
sono le cicatrici suppergiù visibili
disegnate sul corpo come una mappa di punti interrogativi
che mi piombano addosso e mi inchiodano qui davanti a te
frontiere avide di dubbi latitanti
che non puoi risanare nè ingabbiare
nemmeno se ti plasmi una religione su misura
colma d’amore per i sudari e le leggi marziali*

simone cattaneo
1974-2009

Giusto per fare qualche elenco ,senza pensarci troppo

11 dicembre 2009 di carmine vitale

Non ci apparteniamo più
Come del resto un po’ di cose
Almeno da qualche tempo
Neanche un varco e una valigia da disfare
Qualcosa a cui pensare

Non mi interessa ancora di sapere
Se ancora ti interessa
Dei discorsi sulle ostilità
I cambiamenti
E tutte quelle belle frasi fatte
E le tante volte ripetute
Se ti arriva ancora l’acqua calda
Se il gas, basterà tutto l’inverno

Oggi hanno tagliato
La linea telefonica
Due alberi in un parco
I segni zodiacali
Le previsioni meteo
Il treno già in partenza
La fila giù alla mensa

La tua carta di credito
Il mio senso di vomito

Mi piace assaporare certe unghia
L’indice più che l’anulare
Mangiarle fino alla pelle
Il dottore dice che è passeggera
Cosa chiedo?
La paura di guardarti intorno
Quello che ti resiste dentro
La liberazione non avvenuta
Una guerra persa
Il buongiorno

Così come una volta per addormentarci
Ci stringevamo la mano
Adesso ci rannicchiamo in noi stessi
Nel guscio delle parole
È da un bel po’ di tempo che non so più
A quale fianco appoggiarmi
E che risposta ci sarà
A questo tipo di silenzio
Lo sai che hanno tagliato anche gli alberi lungo la statale?
È stato poco prima di natale

Le macchine correvano veloci
Io le guardavo
Sollevare fumi,
Amori,
E cani senza proprietari

Una volta mi fermai a parlare
Con un vecchio immobile davanti alla stazione
Aspettava un treno che non era mai partito
Non compariva neanche nella lista
Eppure lui gemeva
Sentiva come un dolore
Mangiava biscotti di marzapane

Tornando a noi
Quel che è stato è stato
Quello che ci apparteneva
La saliva
I baci
La fatica
Resta sempre qui
Quello che ci aspetta
Non tarderà ad arrivare

c.v.

quello che possediamo

2 dicembre 2009 di carmine vitale

* Quello che possediamo

Mi fa piacere non sapere che cos’è importante
Né cosa volerà giù da un precipizio

Se ci cadrà una sera profumata
O la tua morte e il mese di settembre

Se nelle tue parole ci sia sale oppure solo sete
Se nel mio seme infranto o nelle vene
Presagi della notte o della quiete

So che mi fa piacere guardare un temporale
Che cade a più non posso come un male
Che fa più male ancora di una strada non attraversata
Ma mi fa piacere stare qui a guardare con aria scanzonata
Ciò che finora siamo stati e il cielo che si apre sanguinante

c.v.

senza titolo 2

23 novembre 2009 di carmine vitale

Dovresti scendere quaranta punti dice una voce

La strada è umida e senza alternative
Liquida nera e silenziosa
Fuori c’è il numero perfetto

La stanza è piena di fiumi e regole da seguire
Una cascata di segni rossi e neri
Un burraco che sa di Zyklon b
Mi si chiude in gola anche l’ultimo ricordo

Su di un tavolo l’estratto conto di quello che non c’è
E tutti i debiti messi in bella fila
Come nei dettati

Un giorno ho scansato anch’io quella mano che s’allungava per mangiare
Ero troppo sazio di me
E per un momento non ho visto
Che aveva gli occhi scuri

Le tacche di un albero partite dal centro della mano
E più giù giungere fino in fondo al cuore

In quanti modi potevi prendere una rosa
Invece della spada?

Mi passarono un bicchiere e poi via via gli anni
Come fossero punti da contare
Silenzi da colorare
Un nuovo modo di protestare

Ci furono istanti come flagelli
Fiammelle spruzzi alberi bruni
Desideri acerbi
E sempre quella strana voglia come di resistenza
A che cosa poi non l’ho mai capito

Sai ,tutte quelle parole
Isole uomini ghiacci
Le ritrovavo anche in pieno giorno
Come se una notte non fosse mai passata
E nel silenzio sempre quella voce

Dovresti scendere quaranta punti

c.v.

lpels

17 novembre 2009 di carmine vitale

senza titolo

17 novembre 2009 di carmine vitale

Capisci,è successo qualcosa
Una delle Erinni ha smesso di vendicarsi
Ha interrotto il discorso
Dai treni si vedono alberi
E lontano come in un disegno,un fiume

Il cielo turchese è già andato
Si vede l’amaranto e il rantolo del sole
un cane abbaia al nulla della notte
è una misura colma d’acqua

Ci assolve il giorno e la vista di una tigre occasionale
i nostri atomi trasformano gli spazi
si ostinano ad andare
si schiudono
reagiscono

si fanno gioielli
comete
cristalli

lo sai che sparano ancora gli uomini
agli uccelli?
È per questo che dal cielo cade un rosso sangue
Che finisce nel nero del catrame
Che provoca il dolore e l’animale
Una sorta di macelleria stellare

Poi ti svegli
E senti
Tu la mia voce
E non è un sogno
Dall’altra parte della strada
Gli spazzini sono già al lavoro

Gli uccelli in fila guardano
Cade la neve d’agosto
Il rumore è bianco

c.v.

gratis

10 novembre 2009 di carmine vitale

Gratis

Si poteva prendere tutto
L’abbaiare dei cani ,un cesto di pere , e le solite ore

I meno delusi stanno con il vetriolo nelle lettere
E mandano giù una pillola elettrica

Dalle finestre ai piani alti un odore terrificante di morte
Com’è strana questa concezione della vita
Si chiede sempre cosa sia
Un semplice particolare

Ma qui si vuole che resti tutta sostanza
E non c’è tempo per pensare all’urlo del vento
Ai mozziconi neri di spente sigarette
A quel sole che oggi se n’è andato un po’ più presto

Il tuo romanticismo è crudo
Sembra una piccola lama
Ma ha il sale alto e lacrime da correre
In effetti tu non odi queste città e paesi
Aspetti solo che un giorno crolli tutto
Come in uno specchio

Non mi ricordo i nomi dei funghi
Le regole della prima declinazione
Quale nazione africana ha cambiato nome ancora una volta
Né quante tigri dalle zanne a sciabola vivevano fino a qualche giorno fa
Chissà perché poi hanno intitolato una strada ad un poeta quasi sconosciuto
E in quella stessa strada ne è già morto un altro
Con il nome di una pianta perenne del pacifico

È una confessione chimica
Il termometro registra venti gradi

Oggi dovevo fare tante cose
Pulire un po’ il garage
Appendere dei quadri
Preparare il letto a nuovi ospiti
Uscire fuori a fumare sul balcone

Sembra si prepari una nuova glaciazione
Lontano ,lontano si accumulano le piogge

c.v.

datazione incerta

7 novembre 2009 di carmine vitale

Datazione incerta

Volevi che tutto diventasse liquido
E guardavi con fame a tutto quello che cosi spesso ti mancava

Una moneta da dare a Caronte
La sua calligrafia
La forza per sbattere a terra questa seconda anima

Tutta questa poesia è finita sulle pareti di un sottopassaggio
Come un treno che non si muove
Fermo per sempre tra le rotaie
E il profumo delle erbacce
Pronte ad offrirti un’allergia

C’è una scritta che dice –è inutile leggere il resto-

Il sole riverbera sulle lamiere
Prima che lo facciano i lampioni
Volevo solo tutte quelle cose
Che sono ferme nella gola

In un biglietto nelle tasche dei tuoi jeans
C’è un cuore disegnato
Come quello appeso adesso qui,fuori alla macelleria
Armonia e cattiveria allo stesso prezzo

Amavi il vento che portava a spasso
L’unica foglia d’edera già rossa per l’autunno
Tra le mura di un cortile

E lo vedevi dall’alto correre a gridare
Tutto il suo stupore
Mentre il sole se ne stava dietro alla schiera delle case
Sullo sfondo della zona industriale

Alla fine cercavamo solo amore
La stessa cosa
Immaginata
Come se fosse lontana
E di datazione incerta

c.v.